Il nuovo rito di "ordinazione"

 




Michele Davies: "… ogni preghiera nel rito tradizionale [di Ordinazione] dichiarante specificatamente il ruolo essenziale di un sacerdote come uomo ordinato di modo da offrire il sacrificio propiziatorio per i vivi ed i morti è stata rimossa [dal nuovo rito di Antipapa Paolo VI]. Nella più parte dei casi queste erano le precise orazioni rimosse dai riformatori Protestanti o se non precisamente le stesse vi sono dei chiari parallelismi." [1]

Oltre ad avere orchestrato delle omissioni invalidanti alla nuova "messa" il Diavolo sapeva che egli avrebbe dovuto attaccare il rito di Ordinazione talché anche i "preti" della nuova "Chiesa Cattolica" fossero invalidi.

Il nuovo rito dei "Sacri Ordini, vescovi, sacerdoti e diaconi", fu approvato ed imposto da Antipapa Paolo VI il 18/06/1968. Le seguenti informazioni sono cruciali per la conoscenza di tutti i Cattolici, giacché esse concernono la validità di essenzialmente qualsiasi "prete" ordinato al di dentro di una struttura diocesana dal 1968 circa in poi; di conseguenza, esse concernono la validità di innumerevoli "confessioni", di "Sante Messe" indulto e così via.

Il 30/11/1947 Papa Pio XII emise una costituzione Apostolica appellata Sacramentum Ordinis. In tale costituzione Papa Pio XII dichiara, in virtù della sua suprema autorità Apostolica, le parole necessarie per una valida Ordinazione al sacerdozio.

Forma tradizionale per l'Ordinazione sacerdotale

Papa Pio XII, Sacramentum Ordinis, 30/11/1947: "Ma circa la materia e la forma nel conferimento di ogni Ordine, mediante la Nostra stessa suprema autorità Apostolica, Noi decretiamo e stabiliamo quanto segue: … Nell'Ordinazione dei sacerdoti la materia è la prima imposizione delle mani del vescovo, fatta in silenzio… Ma la forma [dell'Ordinazione] consiste nelle parole della prefazione delle quali le seguenti sono essenziali e sì requisite per la validità: 'Concedi, noi Ti imploriamo, Padre onnipotente, a questi Tuoi servitori, la dignità del sacerdozio (presbyterii dignitatem); rinnova lo spirito della santità dentro di loro, onde essi ottengano da Te, o Dio, l'ufficio del secondo rango nel Tuo servizio e mediante l'esempio della loro condotta si permettano una moda di vita santa.'." [2]

La nuova forma per la "ordinazione" dei "preti"

Ecco la nuova forma del nuovo rito di "ordinazione" dei "preti".

Forma del nuovo rito di "ordinazione" dei "preti": "Concedi, noi Ti imploriamo, Padre onnipotente, a questi Tuoi servitori, la dignità del sacerdozio; rinnova dentro di loro lo spirito della sanità. Possano essi ottenere da Te l'ufficio del secondo rango nel Tuo servizio e mediante l'esempio della loro condotta permettanosi una moda di vita santa." [3]

La differenza tra le 2 forme giace nel fatto donde la parole Latina ut, significante onde, è stata omessa nel nuovo rito di "ordinazione". Ciò potrebbe apparire insignificante, tuttavia, in Sacramentum Ordinis Papa Pio XII dichiara che tale parola è essenziale per la validità. Inoltre, l'omissione di onde causa un rilassamento della nomina del dell'effetto Sacramentale, conferente l'ufficio del secondo rango. In altre parole, rimuovere onde presuppone un'Ordinazione di già avvenuta, tuttavia non accadente causa parole non pronunciate.

Giacché il nuovo rito gabellasi essere il rito Romano la rimozione di ut, onde, rende la validità del nuovo rito opinabile. Tuttavia, vi è un problema assai più grande dimostrante che il nuovo rito di "ordinazione" non è valido.

Il problema più grande con il nuovo rito di "ordinazione" non è la forma ma le rimosse circostanti cerimonie

Il cambiamento della forma essenziale non è il solo problema con il nuovo rito di "ordinazione" promulgato da Antipapa Paolo VI. I seguenti punti sono altrettanto significativi perciocché il Sacramento dell'Ordine, benché istituito da nostro Signore Gesù Cristo, non fu da Lui istituito con una forma Sacramentale specifica - a differenza dei Sacramenti del Santo Battesimo e della Santa Eucaristia, istituti da nostro Signore Gesù Cristo con una forma Sacramentale specifica -, talché la forma delle parole dell'Ordinazione acquisisse significato e significanza dai circostanti riti e dalle circostanti cerimonie.

Nella sua famosa bolla Papale Apostolicae curae del 13/09/1896 Papa Leone XIII dichiara solennemente che le "Ordinazioni" Anglicane sono invalide. Ciò significa che la setta Anglicana non detiene dei validi sacerdoti o vescovi.

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "… per Nostra propria mozione e certa conoscenza Noi pronunciamo e dichiariamo che le ordinazioni svolte secondo il rito Anglicano sono state e sono assolutamente nulle e completamente vuote." [4]

Nel operare tale solenne pronunciamento deve essere compreso che Papa Leone XIII non rendeva le "ordinazioni" Anglicane invalide, egli bensì dichiarava che esse erano invalide in virtù dei difetti del rito. Tuttavia, quali erano quei difetti o problemi scorti da Papa Leone XIII nel rito Anglicano contribuenti alla sua invalidità?

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "Allorquando alcuno avrebbe giustamente e seriamente fatto uso della dovuta forma e materia requisite per effettuare o conferire il Sacramento egli sarebbe reputato, per quel fatto stesso, fare ciò che fa la Chiesa. Su questo principio riposa la dottrina per la quale un Sacramento è veramente conferito dal ministero di un eretico o di un non-battezzato, a patto che il rito Cattolico sia impiegato. Dall'altra parte, se il rito venisse cambiato, con l'intenzione manifesta di introdurre un altro rito non approvato dalla Chiesa e di rigettare ciò che fa la Chiesa e ciò che per istituzione del Cristo appartiene alla natura del Sacramento, allora risulterebbe chiaro che non solamente sarebbe l'intenzione mancante nel Sacramento bensì che l'intenzione sarebbe avversa e distruttiva per il Sacramento." [5]

Mirasi Papa Leone XIII insegnare la realtà donde ove un ministro utilizzasse il rito Cattolico nel conferimento del Sacramento del Sacro Ordine, assieme alla corretta forma e materia, egli sarebbe reputato, per tale medesima ragione, avere inteso fare ciò che fa la Chiesa Cattolica - intendere fare ciò che fa la Chiesa Cattolica è necessario per la validità di qualunque Sacramento. Simultaneamente, egli comunica che ove il rito venisse variato con l'intenzione manifesta di introdurre un nuovo rito non approvato dalla Chiesa Cattolica e di rigettare ciò che fa la Chiesa Cattolica allora l'intenzione non sarebbe solamente insufficiente bensì distruttiva per il Sacramento.

Quali furono le cose che Papa Leone XIII descrisse come mostranti l'intenzione distruttiva del rito Anglicano di "ordinazione"?

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "Poiché, nell'appartare altre ragioni mostranti come ciò sia ed è insufficiente per lo scopo del rito Anglicano, che questo argomento basti per tutti: da loro è stato deliberatamente rimosso qualunque aspetto avanzi la dignità e l'ufficio del sacerdozio nel rito Cattolico. Quella forma, di conseguenza, non può essere considerata atta o sufficiente per il Sacramento omettente ciò che deve essenzialmente significare." [6]

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "Così accade che, mentre il Sacramento dell'Ordine ed il vero sacerdozio del Cristo furono completamente eliminati dal rito Anglicano, non essendo dunque il sacerdozio affatto conferito veramente e validamente nella consacrazione episcopale dello stesso rito, per simile ragione, quindi, l'Episcopato non può essere affatto conferito veramente e validamente da esso e ciò ancora di più perocché fra i primi doveri dell'Episcopato vi è quello di ordinare i ministri per la Santa Eucaristia ed il sacrificio." [7]

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "Essendo pienamente cosciente della necessaria connessione tra la Fede e l'adorazione, tra la legge del credere e la legge dell'orare, sotto un pretesto di ritornare alla forma primitiva, essi corrompono l'ordine liturgico in molti modi onde calzare gli errori dei riformatori. Per questa ragione in tutto l'ordinale non solamente vi è nessuna menzione del sacrificio, della consacrazione, del sacerdozio, bensì, come abbiamo Noi appena affermato, ogni traccia di queste cose, essenti state in tali preghiere del rito Cattolico in quanto non interamente rigettate, fu deliberatamente rimossa ed estratta. In questo modo il carattere nativo - o lo spirito, come esso viene chiamato - dell'ordinale manifestasi chiaramente. Laonde, se viziato nel suo origine esso sarebbe stato insufficiente per conferire gli Ordini, sarebbe impossibile che nel corso del tempo esso sia divenuto sufficiente, giacché nessun cambiamento avrebbe preso luogo." [8]

Egregio lettore, tale cose descritte disopra da Papa Leone XIII come la caduta del rito Anglicano di "ordinazione" - la rimozione sistematica di ogni referenza al sacrificio della Santa Messa, alla consacrazione ed al vero sacerdozio sacrificante - sono esattamente le cose accadute nel nuovo rito di "ordinazione" promulgato da Antipapa Paolo VI. Nel suo libro L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], nonostante le sue false conclusioni circa ciò ed altre questioni, Michele Davies è costretto ad ammettere i seguenti stupefacenti fatti.

Michele Davies: "Come reso chiaro dalla sezione precedente, ogni preghiera nel rito tradizionale [di Ordinazione] dichiarante specificatamente il ruolo essenziale di un sacerdote come uomo ordinato di modo da offrire il sacrificio propiziatorio per i vivi ed i morti è stata rimossa [dal nuovo rito di Antipapa Paolo VI]. Nella più parte dei casi queste erano le precise orazioni rimosse dai riformatori Protestanti o se non precisamente le stesse vi sono dei chiari parallelismi." [9]

Michele Davies: "… non vi è una preghiera obbligatoria nel nuovo rito di Ordinazione stesso rendente chiaro il fatto donde l'essenza del sacerdozio Cattolico è il conferimento dei poteri di offrire il sacrificio della Messa e di assolvere gli uomini dai loro peccati e per cui il Sacramento impartisce un carattere differenziante un sacerdote non semplicemente in grado bensì in essenza da un laico… Non vi è una parola in esso incompatibile con la credenza Protestante." [10]

Ecco alcune delle orazioni e delle cerimonie specifiche avanzanti la vera natura del sacerdozio nel rito tradizionale essenti state specificatamente omesse dal nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI. Le seguenti informazioni sono trovabili nel libro L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], di Michele Davies, a pagina 79 ed oltre.

Nel rito tradizionale di Ordinazione il vescovo si indirizza agli ordinali affermando quanto segue.

Indirizzo vescovile agli ordinali nel rito tradizionale di Ordinazione:

"Poiché è il dovere di un sacerdote offrire il sacrificio, benedire, guidare, predicare e battezzare.". 

Tale ammonizione è stata omessa.

Dopodiché, nel rito tradizionale di Ordinazione, segue la Litania dei santi. Essa è stata troncata nel nuovo rito di "ordinazione". Il nuovo rito di "ordinazione" abolisce la seguente asserzione non-ecumenica.

Asserzione non-ecumenica tradizionale rimossa dal nuovo rito di "ordinazione": "Che Tu richiami tutti coloro allontanatisi dall'unità della Chiesa e che Tu guidi tutti i credenti alla luce del Vangelo.".

Dipoi, nel rito tradizionale di Ordinazione, appresso il pronunciamento della forma essenziale, alterata nel nuovo rito di "ordinazione" come su esposto, il vescovo recita un'altra orazione, includente quanto segue.

Ulteriore orazione vescovile nel rito tradizionale di Ordinazione: "Loro sia il compito di cambiare con la benedizione incorrotta, per il servizio della Tua gente, il pane ed il vino in corpo e sangue del Tuo Figlio.". 

Tale orazione è stata omessa.

Nel rito tradizionale di Ordinazione il vescovo intona, poi, il Veni Creator Spiritus. Nell'ungere ciascun candidato egli afferma ciò che segue.

Affermazione durante l'unzione del candidato sacerdote nel rito tradizionale d'Ordinazione: "Tu sia contento, Signore, di consacrare e santificare queste mani mediante questa unzione e la nostra benedizione. Che qualunque cosa essi benedicano sia benedetta e che qualunque cosa essi consacrino sia consacrata e santificata nel nome di nostro Signore Gesù Cristo.".

Tale orazione è stata omessa. Tale preghiera era così significativa che essa fu anche menzionata da Papa Pio XII in Mediator Dei, numero 43.

Papa Pio XII, Mediator Dei (43), 20/11/1947: "… solamente essi [i sacerdoti] sono stati marcati con l'indelebile segno conformanteli a Cristo il Sacerdote e che solamente le loro mani sono state consacrate, 'dimodoché qualunque cosa essi benedicano sia benedetta, qualunque cosa essi consacrino divenga sacra e santa, nel nome di nostro Signore Gesù Cristo.'" [11]

Notisi che Papa Pio XII, nel discutere del come i sacerdoti sono stato marcati nell'Ordinazione, fece referenza a tale molto importante preghiera, specificatamente abolita dal nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI nel 1968.

Poco dopo tale preghiera nel rito tradizionale di Ordinazione il vescovo annuncia ad ogni ordinando ciò che segue.

Annuncio del vescovo all'ordinando nel rito tradizionale di Ordinazione: "Ricevi il potere di offrire il sacrificio a Dio e di celebrare la Santa Messa, sia per i vivi che per i morti, nel nome del Signore.".

Tale eccezionalmente importante orazione è stata omessa nel nuovo rito di "ordinazione".

Nel rito tradizionale di Ordinazione i nuovi sacerdoti concelebrano, dipoi, la Santa Messa assieme al vescovo. Alla fine, ciascun sacerdote si inginocchia dinnanzi al vescovo, il quale pone le mani sul capo di ognuno pronunciando quanto segue.

Pronunciamento del vescovo al nuovo sacerdote nell'imporre le mani sul capo nel rito tradizionale di Ordinazione: "Ricevi lo Spirito Santo. I peccati di coloro che avrai perdonato a coloro saranno perdonati ed i peccati di coloro che avrai ritenuto a coloro saranno ritenuti.".

Tale cerimonia e tale orazione sono state omesse.

Nel rito tradizionale di Ordinazione: "… i nuovi sacerdoti promettono, poi, obbedienza al loro vescovo, il quale li incarica di rammentare che offrire la Santa Messa non avviene senza rischi e che essi dovrebbero apprendere tutto il necessario dai sacerdoti diligenti prima di intraprendere una responsabilità così tremenda."

Tale ammonizione è stata omessa.

Finalmente, avanti il completamento della Santa Messa il vescovo impartisce una benedizione.

Benedizione del vescovo nel rito tradizionale di Ordinazione: "La benedizione di Dio onnipotente, il Padre, il Figliolo e lo Spirito Santo, discenda su di voi e benedicavi nell'Ordine sacerdotale, abilitandovi ad offrire sacrifici propiziatori per i peccati della gente a Dio onnipotente.".

Tale benedizione è stata omessa.

La conclusione è tale per cui è totalmente ovvio, in luce di tali fatti, che nel nuovo rito di "ordinazione" vi è nessuna intenzione di ordinare un sacerdote sacrificante. Ogni singola obbligatoria referenza al vero sacerdozio sacrificante è stata deliberatamente omessa, proprio come nel rito Anglicano di "ordinazione", il quale fu dichiarato invalido per tale stessa ragione da Papa Leone XIII.

Sicché, le seguenti parole dichiarate da Papa Leone XIII applicanosi direttamente al nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI.

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "Per questa ragione in tutto l'ordinale non solamente vi è nessuna menzione del sacrificio, della consacrazione, del sacerdozio, bensì, come abbiamo Noi appena affermato, ogni traccia di queste cose, essenti state in tali preghiere del rito Cattolico in quanto non interamente rigettate, fu deliberatamente rimossa ed estratta. In questo modo il carattere nativo - o lo spirito, come esso viene chiamato - dell'ordinale manifestasi chiaramente." [12]

Il nuovo rito di "ordinazione" calza tale descrizione precisamente. Potrebbe alcuno ciò negare? No; farlo causerebbe recare falsa testimonianza. Il nuovo rito di "ordinazione" ha specificatamente eliminato il sacerdozio sacrificante. L'intenzione da esso manifestata è, quindi, contraria a quella della Chiesa Cattolica, non potendo bastare per la validità.

Papa Leone XIII, Apostolicae curae, 13/09/1896: "Poiché, nell'appartare altre ragioni mostranti come ciò sia ed è insufficiente per lo scopo del rito Anglicano, che questo argomento basti per tutti: da loro è stato deliberatamente rimosso qualunque aspetto avanzi la dignità e l'ufficio del sacerdozio nel rito Cattolico. Quella forma, di conseguenza, non può essere considerata atta o sufficiente per il Sacramento omettente ciò che deve essenzialmente significare." [13]

Michele Davies dimostra che il nuovo rito di "ordinazione" è invalido

Nel suo libro L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech] Michele Davies, un uomo avente effettivamente difeso la validità del nuovo rito di "ordinazione", è costretto a pronunciare, dinnanzi all'innegabile evidenza, dichiarazioni su dichiarazioni dimostranti la realtà donde il nuovo rito di "ordinazione" deve essere considerato invalido, proprio come il rito Anglicano. Eccone alcune.

Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], pagina 97: "Se il nuovo rito Cattolico venisse considerato soddisfacente allora l'intero argomento avanzato da Apostolicae curae [Papa Leone XIII] verrebbe minato… Se il nuovo rito Cattolico, privo di qualunque orazione obbligatoria significante i poteri essenziali del sacerdozio, fosse valido allora vi sarebbe nessuna ragione per cui il rito Anglicano del 1662 sia anch'esso considerato invalido ed ancor di meno potrebbe esservi alcuna obiezione possibile nei confronti della III serie Anglicana degli ordinali del 1977."

Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], pagina 99: "Come commento finale sul nuovo ordinale Cattolico io gradirei citare un passaggio proveniente da Apostolicae curae e domandare a qualunque lettore di dimostrarmi come le parole scritte da Papa Leone XIII circa il rito di Cranmer non si dicano applicabili al nuovo ordinale Cattolico, almeno ove le orazioni obbligatorie siano coinvolte."

Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], pagina 109: "… le differenze tra il rito Cattolico del 1968 ed il nuovo ordinale Anglicano sono così minimali che è difficile credere che esse non siano intese per lo stesso scopo… Si troverà che ogni formula imperativa, interpretabile come conferente qualunque potere sacerdotale negato largamente ai fedeli, è stata attentamente esclusa dal nuovo rito."

Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], pagine 94-95: "Allorquando i cambiamenti [al rito di Ordinazione] vengono considerati integralmente appare impossibile credere che qualunque integrità Cattolica neghi il fatto per cui il parallelismo con la riforma di Cranmer [la 'riforma' Anglicana] è evidente ed allarmante. È assai ovvio che esistono delle forze potenti al di dentro della Chiesa Cattolica e delle varie denominazioni Protestanti determinate a raggiungere un ordinale comune a tutti i costi… I Protestanti del XVI secolo cambiarono i Pontificali tradizionali perciocché essi rigettavano la dottrina Cattolica del sacerdozio. L'arcivescovo Bugnini ed il suo consiglio cambiarono il Pontificale Romano in una maniera donde appare esservi poca o nessuna differenza tra la credenza Cattolica e quella Protestante, sicché minando Apostolicae curae [Papa Leone XIII]." [14]

San Tommaso di Aquino, Somma teologica, Parte 3, Domanda 60, Risposta 8: "… l'intenzione è essenziale per il Sacramento, come verrà spiegato disotto. Pertanto, ove egli intendesse, mediante tale addizione o soppressione, prestare un rito diverso da quello riconosciuto dalla Chiesa apparirebbe che il Sacramento possa essere invalido, perciocché egli apparirebbe non intendere fare ciò che fa la Chiesa."

È anche importante notare che Tommaso Cranmer, nel creare l'invalido rito Anglicano, omise il suddiaconato ed altri ordini minori, rimpiazzandoli con un ministero in 3 gradi: vescovi; sacerdoti e diaconi. Ciò è esattamente quello che Antipapa Paolo VI fece nel tentare di cambiare i riti Cattolici.

Il nuovo rito di "ordinazione" non menziona che i candidati al Sacro Ordine vengano elevati al sacerdozio - ciò fa anche l'invalido rito Anglicano. Il fatto è che Papa Leone XIII spiega in Apostolicae curae la verità per la quale ove un rito di Ordinazione implicasse l'esclusione del potere di offrire i sacrifici propiziatori, come fa il nuovo rito di "ordinazione", allora esso sarebbe necessariamente invalido, malgrado esprima o menzioni la parola prete.

La cosiddetta Congregazione per l'adorazione Divina e per la disciplina dei Sacramenti ammise la verità donde la teologia Cattolica del sacerdozio non è esplicita nel rito del 1968. [15]

Il fatto è che il nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI è un rito interamente nuovo, rigettante ciò che fa la Chiesa Cattolica, rigettando ciò che per istituzione del Cristo appartiene alla natura del Sacramento, il sacerdozio sacrificante; è, quindi, chiaro che la necessaria intenzione manifestata da tale rito è insufficiente ed anche avversa al e distruttiva per il Sacramento dei Sacri Ordini, Papa Leone XIII. Tali fatti dimostrano la realtà donde il nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI non può essere considerato valido, bensì invalido.

La conclusione significa la verità per cui qualunque "Santa Confessione" di gravi peccati operata presso dei "preti" ordinati nel nuovo rito di "ordinazione" deve essere rifatta presso di un sacerdote validamente ordinato, nel rito tradizionale di Ordinazione, da un vescovo consacrato nel rito tradizionale di Consacrazione Episcopale. Ove non si rimembrasse quali peccati siano stati confessati al "prete" del nuovo rito di "ordinazione" e quali siano stati perdonati dal sacerdote ordinato nel rito tradizionale di Ordinazione un Cattolico dovrebbe operare una Santa Confessione generale menzionante tutti i peccati gravi, vale a dire, mortali, qualora vi fossero, possibilmente confessati ad un "prete" ordinato nel rito di Antipapa Paolo VI, il nuovo rito di "ordinazione".

Ovviamente, sotto pena di peccato mortale, giacché essenti dei sacerdoti non validi, nessun Cattolico potrebbe lecitamente avvicinarsi ai "preti" ordinati nel nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI, poiché qualunque Sacramento - Santa Confessione, Santa Comunione e così via - richiederebbe un valido sacerdozio. 

Come già menzionato, Papa Innocenzo XI, nel suo Decreto del Santo Uffizio, 04/03/1679, [16] condanna l'idea donde i Cattolici ricevano i probabili Sacramenti. In altre parole, quantunque si credesse che il nuovo rito di "ordinazione" sia probabilmente valido - chiaramente falso, giacché essente chiaramente invalido - si sarebbe comunque interdetti dal ricevere i Sacramenti da coloro "ordinati" in esso, sotto pena di peccato mortale. I Sacramenti possono essere ricevuti solamente allorquando la materia e la forma sono certamente valide.

Tali fatti significano che tutte le "Sante Messe" indulto celebrate da "preti" ordinati nel nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI, rito del 1968, sono invalide ed infrequentabili.

La FSSPX [Fraternità sacerdotale di San Pio X] concede occasionalmente la partecipazione a uomini "ordinati" nel nuovo rito di "ordinazione", senza ordinarli condizionalmente tassativamente - almeno non ammettendolo in pubblico. Le "Sante Messe" offerte da tali "preti" sarebbero invalide.

Tali "preti ordinati" nel nuovo rito di "ordinazione" di Antipapa Paolo VI aperti alla verità devono essere ordinati realmente mediante il rito tradizionale di Ordinazione da un vescovo validamente consacrato. Ciò significa necessariamente ancora la verità per cui la nuova "messa", "novus ordo missae", considerando neanche i suoi problemi rendentila invalida, è certamente invalida ove celebrata da qualunque "prete" ordinato nel nuovo rito di "ordinazione".


Il nuovo rito di "consacrazione episcopale"

Antipapa Paolo VI tentò di cambiare anche il rito per la consacrazione vescovile. Ciò è molto significativo perciocché i gruppi come la Fraternità di San Pietro e l'Istituto di Cristo Re, gruppi indulto offrenti la tradizionale Santa Messa Latina, "ordinano" i loro uomini nel rito tradizionale di Ordinazione però svolgendo detta "ordinazione" mediante dei "vescovi" resi tali nel nuovo rito di "consacrazione episcopale".

Tale tematica è anche significativa perocché Antipapa Benedetto XVI, l'uomo essentesi spacciato Vescovo di Roma, fu "consacrato" in tale nuovo rito di "consacrazione episcopale" il 28/05/1977. [1] Non essendo un vescovo validamente consacrato egli non può essere stato il Vescovo di Roma.

In Sacramentum Ordinis, 30/11/1947, Papa Pio XII dichiara la forma essenziale per la consacrazione vescovile. 

Forma tradizionale per la consacrazione vescovile

Papa Pio XII, Sacramentum Ordinis, 30/11/1947: "Ma circa la materia e la forma nel conferimento di ogni Ordine, mediante la Nostra stessa suprema autorità Apostolica, Noi decretiamo e stabiliamo quanto segue: … nell'Ordinazione o nella consacrazione episcopale… la forma consiste nelle parole della prefazione, delle quali le seguenti sono essenziali e sì requisite per la validità: 'Completa nel Tuo sacerdote la pienezza del Tuo ministero ed adornato nel vestigio di tutta la gloria santificalo con la rugiada dell'unzione Celeste.'." [2]

Con la sua menzione: "La pienezza del Tuo ministero… vestigio di tutta la gloria.", tale forma tradizionale significa inequivocabilmente il potere dell'episcopato, essente la pienezza del sacerdozio. La nuova forma di Antipapa Paolo VI nel rito del 1968 è resa disotto. Le 2 forme detengono solamente una cosa in comune: la sola parola "et", la congiunzione "e".

La nuova forma di Antipapa Paolo VI per la "consacrazione vescovile"

Nuova forma di "consacrazione vescovile" di Antipapa Paolo VI nel rito del 1968: "Or dunque, versa su di questo prescelto quel potere da Te proveniente, lo Spirito governante, Il Quale Tu desti al Tuo Figliolo amato, Gesù Cristo, lo Spirito donato da Lui ai santi Apostoli, i quali fondarono la Chiesa in ogni posto acciocché fosse il Tuo tempio per l'incessante gloria e lode del Tuo nome." [3]

Tale nuova forma di "consacrazione episcopale" non significa inequivocabilmente il potere dell'episcopato. La frase: "Spirito governante.", è utilizzata di modo da riferirsi a molte cose presenti nella Sacra Scrittura o nella Sacra Tradizione, ad esempio, Salmi 5:14, tuttavia, essa non significa inequivocabilmente i poteri dell'episcopato. Laonde, la nuova forma  di "consacrazione episcopale" è di validità gravemente dubbiosa.

In aggiunta alla tentata devastante modifica alla forma essenziale molte altre cose sono state apparentemente cancellate. Difatti, non vi è un'affermazione non-ambigua circa l'inteso effetto Sacramentale della consacrazione episcopale in esso. Nel rito tradizionale di consacrazione episcopale il consacratore istruisce il candidato vescovo nei seguenti termini.

Istruzione al candidato vescovo nel rito tradizionale di consacrazione episcopale: "Un vescovo giudica, interpreta, consacra, ordina, offre, battezza e conferma.".

Tale istruzione è stata omessa.

Nel rito tradizionale di consacrazione episcopale viene domandato al candidato vescovo di confermare la sua Fede Cattolica in ogni articolo del Credo Apostolico. 

Ciò è stato omesso.

Nel rito tradizionale di consacrazione episcopale viene domandato al candidato vescovo se egli anatemizzasse ogni eresia sorgente contro la Santa Chiesa Cattolica.

Ciò è stato omesso. La tentata cancellazione di tale prerequisito di anatema contro l'eresia è significativa, poiché tale è, invero, una delle funzioni di un vescovo.

Nel rito tradizionale di consacrazione episcopale, dopo la preghiera consacrante, le funzioni di un vescovo sono nuovamente specificate con le seguenti parole.

Funzioni vescovili specificate nel rito tradizionale di consacrazione episcopale: "Donagli, o Signore, la chiavi del Regno del Cielo… Qualunque cosa egli legherà in Terra lascia che essa sia legata parimenti in Cielo e qualunque cosa egli scioglierà in Terra lascia che essa sia sciolta parimenti in Cielo. I peccati di coloro i quali egli avrà ritenuto lascia che siano ritenuti e rimetti Tu i peccati di chiunque egli avrà rimesso… Concedigli, o Signore, una sedia episcopale… "

Tale intera preghiera è stata omessa nel nuovo rito di "consacrazione vescovile".

La conclusione è tale per cui il nuovo rito di "consacrazione episcopale" di Antipapa Paolo VI detiene una forma radicalmente differente da ciò che Papa Pio XII dichiarò essere necessaria per la validità. La nuova forma non significa inequivocabilmente i poteri dell'episcopato. Il nuovo rito di "consacrazione episcopale" non può essere considerato valido, giacché la materia o la forma dubbiosa è considerata invalida.

Tutti i "preti ordinati da vescovi consacrati" in tale rito, anche se fosse stato usato il rito tradizionale di Ordinazione, come la più parte di quelli della Fraternità di San Pietro, dell'Istituto di Cristo Re e così via, non possono essere considerati validi sacerdoti. Le loro "Sante Messe" devono essere evitate. 

Note di fine sezione 10:

[1] Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], 1993, Libri Cattolici Romani [Roman Catholic books], pagina 83.

[2] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 2301.

[3] Il catechismo oratorio [The oratory catechism], 2000, Divina Verità dell'oratorio [Oratory of Divine Truth], pagina 340; I riti della Chiesa Cattolica [The rites of the Catholic Church], Volume 2, 1991, Stamperia liturgica [The liturgical press], SUA, pagine 44-45.

[4] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 405; Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1966.

[5] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 404.

[6] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 401.

[7] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 402.

[8] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagine 402-403.

[9] Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], 1993, Libri Cattolici Romani [Roman Catholic books], pagina 83.

[10] Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], 1993, Libri Cattolici Romani [Roman Catholic books], pagina 19.

[11] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 4, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagina 127.

[12] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagine 402-403.

[13] Le grandi lettere encicliche di Papa Leone XIII [The great encyclical letters of Pope Leo XIII], 1995, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 401.

[14] Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], 1993, Libri Cattolici Romani [Roman Catholic books], pagine 94-95.

[15] Michele Davies, L'ordine di Melchisedecco [The order of Melchisedech], 1993, Libri Cattolici Romani [Roman Catholic books], pagina 22.

[16] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1151.


Note di fine sezione 11:

[1] Biografia di Giuseppe Ratzinger, già Antipapa Benedetto XVI, Sito di rete del Vaticano: www.vatican.va.

[2] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 2301. 

[3] I riti della Chiesa Cattolica [The rites of the Catholic Church], Volume 2, 1991, Stamperia liturgica [The liturgical press], SUA, pagine 73.

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